Rapporto rischio rendimento: mito da sfatare o base del successo?

rapporto rischio rendimento

Il rapporto rischio rendimento è una delle prime “regole d’oro” che ti raccontano quando entri nel trading.

“Non rischiare mai 1 se non puoi guadagnare almeno 2!”
“Punta sempre al 1:3, altrimenti lascia stare!”

Suona come una formula magica per diventare profittevoli. Ma la verità? C’è più fumo che arrosto. Il rapporto rischio rendimento serve a pianificare l’operazione, non è una garanzia di guadagno e, da solo, non è una strategia. Usato male può persino farti più danni che benefici.

In questa guida ti mostro cosa conta davvero, senza giri di parole:

  • Cos’è il rapporto rischio rendimento nel trading (e cosa non è)
 
  • Perché da solo non ti porterà mai alla costanza
 
  • Quando diventa utile (ma solo a una condizione ben precisa!)
 
  • Perché tutto ruota attorno alla strategia che stai usando
 
  • Cosa valutare prima ancora di parlare di R:R

Cos’è davvero il rapporto rischio rendimento?

Partiamo dalle basi. Il rapporto rischio rendimento (R:R) confronta quanto sei disposto a perdere in un’operazione con quanto potenzialmente puoi guadagnare.

Esempi rapidi

  • Rischi 50€ per guadagnarne 150€ → R:R = 1:3
 
  • Rischi 100€ per guadagnarne 100€ → R:R = 1:1
 

Fin qui è tutto lineare: se vinci il doppio o il triplo di ciò che perdi, in teoria ti basta anche un win rate intorno al 40% per andare in profitto. Sulla carta… su Excel… poi però arriva il mercato, che è un po’ più bastardo.

Il problema nascosto: ignorare la % di operazioni vincenti

Domanda scomoda: a cosa serve un rapporto rischio rendimento 1:3 se vinci 1 trade su 10? Risposta secca: a nulla. Anzi, così il conto si erode, piano piano.

Perché? Perché il R:R da solo è un numero sterile: ha senso solo se messo in relazione con la strategia e con la tua percentuale di successo. In altre parole, conta l’aspettativa del sistema, non il R:R isolato.

In sintesi: senza un metodo testato alle spalle, il rapporto rischio rendimento è un numero che illude di essere al sicuro. Prima il sistema (regole, ingressi/uscite, gestione del rischio, win rate realistico), poi il R:R a supporto della pianificazione.

Strategia trend following vs contro trend: cambia tutto

Non tutte le strategie sono uguali e nemmeno il rapporto rischio rendimento che ha senso usare. Il punto non è “1:3 sempre”, ma costruire R:R e regole di gestione attorno al comportamento statistico della tua strategia (setup, time frame, volatilità).

Trend following

In un sistema che segue il trend puoi mirare a rapporti 1:2, 1:3, 1:5 (o più) perché cerchi esplosioni direzionali, lasci correre i profitti, usi trailing stop o uscite a step e accetti più stop piccoli per catturare pochi trade “grandi”.

  • Pro: asimmetria favorevole; pochi trade coprono il resto
 
  • Contro: win rate più basso, serie di perdite possibili, serve pazienza e nervi saldi; drawdown più lunghi ma attesi
 

Nota: evita di “stringere” troppo il target per forzare un 1:2 se il mercato non lo supporta; meglio allineare R:R a volatilità e struttura del trend.

Contro trend (mean reversion)

Nelle strategie contro trend o di rientro da eccessi, spesso si lavora con rapporti anche inferiori a 1:1 (es. 0,7:1 o 0,5:1) puntando su una percentuale di successo più alta (70–80%+). L’obiettivo non è “vincere tanto”, ma vincere spesso e tenere le perdite più rare possibili.

  • Pro: equity più regolare, frequenza di trade profittevoli maggiore
 
  • Contro: se il trend non rientra ma continua a spingere, la strategia può accumulare perdite; servono stop rigidi e filtri (evita ingressi contro cross direzionali o vicino a news ad alta volatilità)
 
Riassumendo, non esiste un rapporto ideale universale: esiste il rapporto rischio rendimento adatto alla tua strategia. Prima definisci metodo, contesto e regole di gestione; poi scegli R:R coerente, testalo su dati reali e non forzare numeri che il tuo sistema non sostiene.

Il mito del rischio basso e target lontano

Molti pensano: “Se metto uno stop piccolo e un target lontano, ho un ottimo R:R!” Sì, ma il prezzo lo sa? In pratica stai chiedendo al mercato: “Non sfiorarmi nemmeno per errore il mio stop loss… però fammi fare tutta la strada che voglio io per arrivare al mio take profit”. È realistico o solo desiderio?

Punto chiave: più stringi lo stop e più allontani il target, più scende la probabilità che il trade arrivi a destinazione. Il prezzo oscilla sempre; se lo stop è troppo vicino al rumore del mercato, prima o poi verrà colpito anche quando l’idea di fondo era corretta.

  • Stop troppo stretto: viene preso dal “respiro” del prezzo (volatilità naturale, micro-fluttuazioni)
 
  • Target troppo lontano: aumenta il tempo in posizione, quindi la probabilità di pullback, reversal o news avverse
 

Il rischio più grande: usare il R:R come alibi

La trappola mentale è: “Non ho una strategia chiara, ma rischio poco e punto a guadagnare tanto: andrà bene.” È il pensiero più tossico. Senza un metodo oggettivo e testato (regole di ingresso/uscita, gestione del rischio, metriche reali), il tuo bel 1:3 è solo un’illusione.

Paradosso apparente: più alto è il tuo target (e quindi il R:R), più tende a scendere il win rate. Statisticamente è molto più probabile che il prezzo tocchi lo stop prima di raggiungere un obiettivo lontano. L’equazione che conta è sempre la stessa:

Valore atteso = (Win% × profitto medio) − (Loss% × perdita media)

In pratica: definisci lo stop su livelli strutturali e volatilità (non “a caso”), imposta target coerenti con il contesto e valida la tua idea con dati reali. Il rapporto rischio rendimento viene dopo, come conseguenza di una strategia che funziona, non come scorciatoia per farla funzionare.

Come usare il rapporto rischio rendimento nel modo giusto

Per non essere frainteso, non sto dicendo che “non serva”. Il rapporto rischio rendimento è uno strumento utile, ma solo dentro un sistema solido.

Come usarlo con intelligenza

  • Prima il metodo: costruisci una strategia testata con regole di entrata, uscita e gestione del trade
 
  • Monitora il win rate: tieni traccia di quante operazioni vinci/perdi (per setup e per mercato)
 
  • Calcola il R:R medio reale: misura i risultati del diario, non il numero “sulla carta”
 
  • Bilancia frequenza e payoff: usa il rapporto rischio rendimento per trovare l’equilibrio tra percentuale di profitto e ampiezza dei profitti
 
  • Niente forzature: non allontanare i target solo per “migliorare” il numero; devono essere coerenti col contesto di mercato
 

🎯 Se il tuo sistema guadagna con R:R 0,7:1 e alta win rate → va bene.

🎯 Se vinci solo il 40% ma hai un R:R 1:3 reale → va bene.

L’importante è che i numeri siano coerenti e replicabili. In ultima analisi conta il valore atteso del sistema: Win% × profitto medioLoss% × perdita media > 0, misurato su dati reali.

Conclusioni

Il rapporto rischio rendimento non è un segreto per guadagnare né una formula magica. È uno strumento: ti aiuta a pianificare, gestire le operazioni e monitorare la strategia. Ma non è la strategia.

👉 Senza un sistema testato e solido, il numero R:R è solo una maschera.

Vuoi una strategia con regole di entrata e di uscita precise, testata e che funzioni?

DOMINUS ti guida passo dopo passo dandoti un metodo per fare trading. Smetti di operare a caso o con strategie aleatorie che non ti fanno tradare in sicurezza e con la massima consapevolezza:

  • Regole di entrata e uscita chiare
 
  • Risk management professionale
 
  • Setup testati e replicabili
 

👉 Scopri il programma completo

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?

Segui i nostri contenuti su:

👉UNISCITI SU TELEGRAM

👉ISCRIVITI SU YOUTUBE

ARGOMENTI:

Condividi l'articolo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Suggeriti per te

Articoli Correlati